VIDEO IS KING, BUT SHARING IS THE KINGDOM

Vedi tutti i post di Gabriele Marchina 20/09/2018

Gabriele Marchina


“Voglio un video smart, con una grafica fresh, che piaccia alla gente e che sia esplicativo del prodotto.
E che sia virale” (Il cliente)

Segno della croce. (Io)

Eppure sono ateo.

La viralità è quanto di più auspicabile si possa desiderare da un video, ma la sua natura artistica e svincolata da regole logaritmiche la rende un plusvalore di difficilissima interpretazione.

Impossibile da decretare a priori, esistono costanti che è bene conoscere, grazie alle quali aumenta la possibilità di accedere a questo ambitissimo valore aggiunto.

Parte integrante della cultura pop contemporanea, i video rispecchiano i gusti di un pubblico giovane (18-25 anni). Non a caso tra i 15 video piu condivisi del 2017 annoveriamo 3 music video (di cui in primis “Despacito” di Fonci e Daddy Yankee), notizie di cronaca (la morte del singer dei Linkin Park), quiz virali, consigli partici, statements politici e storie commoventi.

Elemento importantissimo per ogni strategia di social marketing, è fondamentale capire che ogni piattaforma di sharing ha regole specifiche e prevede diverse tipologie di video. Alla base di un’ideale piramide gerarchica di importanza, troviamo i video hygiene: tutorial di montaggio o spiegazione di prodotti, veicolati principalmente sul sito del brand.
A metà piramide son collocati i video hub, puro intrattenimento destinato a fb e creato per coinvolgere ed attirare l’attenzione degli utenti.
All’apice troviamo i video hero, narrazioni con cui suggestionare il pubblico (spesso spot televisivi).

Tyler Weston dell’Elon University, USA, ha analizzato 10 aspetti fondamentali dei viral videos negli ultimi anni: ne è uscito che il fattore ironia è fondamentale, spesso conseguente all’amatorialità della ripresa o alla bizzarria del contenuto. Il titolo dev’essere di massimo 3 parole e la lunghezza totale non superare i 2 minuti (meglio se sotto i 60 secondi). Meno determinanti appaiono l’elemento sorpresa, il fattore musicale e la presenza di minori o minoranze religione.

Jonan Bergen, autore di “Contagious: Why things catch on”, ne ha studiato la psicologia, focalizzandosi sulle ragioni della condivisione.
Essendo condizionato dai legami sociali, l’utente propende più verso un contenuto condiviso che non verso una pubblicità sponsorizzata,
ed è quindi necessario comprendere i fattori chiave che ne muovono la condivisione.

Visibilità personale, divulgazione documentaristica, volontà di emozionare, mostrare il proprio attivismo e dare consigli pratici sono i fattori chiave che evidenzia perchè un video invogli la condivisione.

La costante necessità di condividere emozioni (molto limitata se con soli post testuali), è stata propedeutica al fenomeno dei viral video, che si presuppone in continua crescita negli anni a venire, sia che si tratti di animali morbidini che di statements politici.

Frivoli o spassosi, son uno dei tanti mezzi per dire a qualcuno che sarebbe bello provare le stesse emozioni, condividendo sentimenti, non fatti.
video-nel-social-media-marketing.jpg

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